Tornerà all'attenzione del mondo dopo un restauro di dieci anni. La «Madonna del cardellino» di Raffaello Sanzio sarà esposta dal 23 novembre prossimo a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, fulcro della mostra intitolata «L'amore, l'arte e la grazia ? Raffaello: la Madonna del cardellino restaurata». L'esposizione, curata da Marco Ciatti e da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, alle cui collezioni l'opera appartiene, approfondirà la complessità di un intervento che per lungo tempo si era ritenuto impossibile. Anche attraverso supporti multimediali il visitatore potrà così immergersi nel cuore del recupero di un'icona del nostro rinascimento. Senza trascurare, oltre al dato tecnico, l'inquadramento storico artistico. Saranno infatti esposte insieme alla «Madonna del cardellino» quattro opere coeve, per evitare quello che Natali ama definire l'effetto feticcio e per proporre un'inedita attribuzione al primo che restaurò la tavola raffaellesca, che qui si indica come Ridolfo del Ghirlandaio. In mostra accompagneranno la «Madonna del cardellino» un ritratto ascritto agli anni fiorentini di Raffaello (1504-1508), la «Gravida», per testimoniare la seconda tipologia di opere a cui l'artista si dedicava a Firenze insieme alle Madonne; ci sarà anche un altro ritratto, la «Monaca», verosimilmente di Ridolfo del Ghirlandaio, figlio di Domenico, amico e coetaneo di Raffaello. Quindi una «coperta» decorata a grottesche, talora attribuita a Raffaello, ma presumibilmente di Ridolfo, forse proprio coperta per la «Monaca», ulteriore testimonianza della consonanza di questo artista coi modi dell'urbinate. Infine una terracotta invetriata di Girolamo della Robbia che ripropone la composizione della «Bella Giardiniera» di Raffaello, attualmente conservata al Louvre. Dipinto che Raffaello lasciò incompiuto e che, secondo un'antica tradizione, fu completato da Ridolfo. Il restauro della «Madonna del cardellino» si deve ai laboratori dell'Opificio delle pietre dure di Firenze; lo stesso Ciatti, direttore del settore dedicato ai dipinti mobili, ci aveva anticipato un anno fa le principali conclusioni a cui avrebbe portato la nuova lettura dell'opera che il restauro inevitabilmente comporterà. Grazie soprattutto al sorprendente recupero della materia pittorica di Raffaello, sopravvissuta in buone condizioni non solo al trauma cinquecentesco, ma anche alle molteplici stratificazioni a cui interventi meno sapienti del primo l'avevano nel corso dei secoli sottoposta. E chissà se anche stavolta si darà fuoco alle micce delle polemiche che tanto spesso accompagnano i restauri illustri che, lo ricordava proprio Ciatti, sono pur sempre anche operazioni di critica. Nella «Madonna del cardellino» Raffaello risente ancora della lezione peruginesca, ma soprattutto acquisisce quella di Leonardo, non solo nella composizione piramidale delle figure, ma soprattutto nello sfumato del paesaggio che proprio il restauro, assieme ai particolari del prato, ha portato a nuova intellegibilità. Dipinta per Lorenzo Nasi, ricco mercante fiorentino con cui Raffaello era entrato in amicizia durante il suo soggiorno nel capoluogo toscano, lo narra Vasari nelle «Vite», il 17 novembre 1547 (1548, secondo l'anno fiorentino) la tavola subì danni gravissimi a seguito del crollo della casa di Nasi, rovinata in uno smottamento collinare. Fu immediatamente riassemblata, recuperata e unificata nella superficie pittorica. In virtù dell'amicizia e della vicinanza stilistica, si propone in mostra che questo intervento sia dovuto a Ridolfo del Ghirlandaio. Inizialmente la «Madonna del cardellino» doveva essere presentata al Quirinale. Polemiche fiorentine, non si sa quanto giustificate (la forza del sommo simbolo dello Stato italiano si è dovuta piegare ad altre valutazioni) hanno fatto propendere per la soluzione di Palazzo Medici Riccardi. Per poi tornarsene, dopo il primo maggio 2009, nella Sala 26 della Galleria degli Uffizi. Anche qui, speriamo immune da polemiche negli anni a venire. Imprestabile, per il direttore Natali, parte delle 23 opere giudicate inamovibili. Ma se già in tempi più miti se ne sono partite in tournèe l'«Annunciazione» di Leonardo e la «Venere» di Tiziano, ora che il ministro Bondi propone, per far cassa, i prestiti a pagamento, solo il futuro potrà dirci cosa si riserva. |