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Studio sul manufatto
Valutazione sulla manifattura del supporto pittorico: Su visione al laboratorio: lino, pianta erbacea, annuale e perenne, appartenente alla famiglia delle linacee.( ‘fibra tessile estratta da tale pianta mediante macerazione del fusto’) . La tela di lino grezza è stata la più apprezzata dai pittori, con cotone e canapa. Sul primo fondamentale testo della storia dell’arte italiana Giorgio Vasari specifica opere eseguite da Leonardo da Vinci su tela di lino “con pazienza si metteva ritrargli sopra a certe tele sottilissime di rensa o di pannilini (Panni lini).(citazione G. Vasari : Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, pag 558, quarta edizione: luglio 2010 Newton) Pannilini Lessicografia vocabolario 1691, Firenze definizione: tutte le biancherie come lenzuola , camicie, tovaglie e simili definizione: panno in lino, diciamo ‘l panno fatto di lino. 
Studio di panneggio per una figura femminile seduta (1478 circa), Parigi Louvre, pittura monocromatica eseguita a tempera a punta di pennello su tela di lino da Leonardo da Vinci. Su tela attribuita a Leonardo da Vinci il San Giovanni/Bacco del Louvre. Su tela l’esecuzione delle diciotto tele della Scuola di San Giovanni Evangelista di Venezia, ultimate nel 1465 da Gentile Bellini Usato nei Tuchelein (stendardi sacri), e nelle prime armature a tela. Il miglior lino era di Reims (tela rensa). Dal lino (Linum usitatissimum) si ricava una fibra che dopo la lavorazione è composta al 80% da cellulosa. - Vi è l’ipotesi l’artista abbia tagliato su una tela orizzontale la pezza in diagonale, lo studio andrebbe approfondito sulle opere aventi medesime caratteristiche o di cogliere il significato di tale scelta. - Si è valutata la trama su tele costituite da fibre di natura vegetale ad armatura “saia”, considerando l’ andamento diagonale, detta tela olona usata per i velieri storici come l’Amerigo Vespucci, se pur di una certa robustezza per dipingere, tele ad armatura romana e stendardi. La lavorazione della fibra è verosimilmente pregiata: ha le microfibre molto lunghe e disposte nella medesima direzione. Il lino è la fibra più comune nei supporti tessili in Firenze nel 1400 – 1500 variazioni si riscontrano nella struttura e nella tessitura. A differenza delle tele tipo rensa , era lasciato allo stato grezzo per consentire una migliore adesione degli strati, e conservarne la robustezza, altrimenti indebolita dalle operazioni di imbianchimento preparativo prima di dipingere. I primi supporti erano di norma tessuti ad armatura tela, in maniera serrata, ordinata e regolare, con filato leggero e sottile, spesso utilizzato anche per dipinti di grandi dimensioni, sebbene per questi del tutto inadeguati; compensava, tuttavia, la finezza del supporto, la tessitura fitta e ben serrata. Non c è dubbio che gli artisti facessero una scelta personale tra le tele allora disponibili (tipo e grossezza del tessuto, intreccio fitto o rado, la foggia della grana) e che siano stati consapevoli della scelta, così strettamente collegata all’esito che si desiderava raggiungere. La sottigliezza di tali supporti rispondeva una tecnica pittorica caratterizzata da una stesura dettagliata del colore e da uno strato pittorico sottilissimo. Quanto ai supporti in sole fibre grezze di canapa, la loro diffusione risulta, assai più limitata. In passato l’ errata identificazione dei manufatti riguardava per lo più le tele tessute con filato di lino molto robusto e pesante, quello che deriva da una eccessiva maturazione della fibra e che a una analisi solo visiva può apparire come canapa, come nel caso della tela dipinta dal Tintoretto, Giudizio universale Venezia, già erroneamente ritenuta di canapa per la sua estrema grossezza e robustezza e poi identificata come tela di lino. Non sono stati fino ad ora eseguiti studi sul intreccio dei fili di ordito con quello di trama, gli studi dovranno prendere in considerazione Leonardo da Vinci nel 1495 circa disegna e progetta il telaio meccanico per tessere, totalmente automatico. Un capitolo scritto di Leonardo s’ intitola Modo di colorire in tela: trattato, B 502.
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